Alan Bee

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Alan Bee è lo pseudonimo di un noto industriale e uomo di finanza tedesco (Karlsfeld 1940 – Monaco di Baviera 2018).

la biografia

Le opere di Alan Bee

opere disponibili

Alan Bee
Alla passione per la pittura ha sempre affiancato anche quella per le api e il loro mondo

Alan Bee è lo pseudonimo di un noto industriale e uomo di finanza tedesco (Karlsfeld 1940 – Monaco di Baviera 2018). Per molti decenni ha accompagnato alle proprie attività ufficiali, oltre che il collezionismo d’arte, una passione segreta e intensa per la pittura. Per sua disposizione, ha autorizzato la diffusione delle proprie opere dopo la sua scomparsa, pur mantenendo un rigido riserbo sulla sua vera identità.

Alla passione per la pittura Bee ha sempre affiancato anche quella per le api e il loro mondo: amante della natura della sua Baviera.
E’ stato influenzato già in giovane età dalle esperienze di Joseph Beuys con il miele. Le ha mediate con il senso profondo dei materiali e delle inserzioni oggettuali così come Carl Buchheister, fondamentale incontro della sua gioventù ad Hannover, Emil Schumacher, con il quale Bee ebbe in seguito diversi proficui incontri a Karslruhe, e Bernard Schulze, frequentato a Colonia, hanno predicato in pittura, traendone risultati del tutto sorprendenti.

Le opere proposte da ArteAtelier


Fabrizio Spadini

Fabrizio Spadini

Fabrizio Spadini

Fabrizio Spadini

Nasce vicino a Milano nel 1975. Lavora come illustratore freelance per agenzie di pubblicità e case editrici.

la biografia

Fabrizio Spadini

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Fabrizio Spadini
“Cerco l’incontro con l’opera nella Natura, al di fuori del contesto domestico.”

CHI E' FABRIZIO SPADINI?

Fabrizio Spadini

Nasce vicino a Milano nel 1975. 

Lavora come illustratore freelance per agenzie di pubblicità e case editrici.

Collabora come concept artist con aziende che operano nel settore dell’animazione e dei videogames. 

Realizza la serie di coloring book Creatività Antistress per Giunti Editore.

Nel 2009 si trasferisce in Toscana con la compagna e i figli, rimane affascinato dalla luce e dal paesaggio e inizia a dipingere en plein air.

Il desiderio e la necessità di “incontrare” l’altro, come fonte di ispirazione e conoscenza di sé, lo spingono a organizzare corsi e laboratori di disegno e pittura nelle scuole.

FIERE ED EVENTI:

LUCCA COMICS

In occasione di Lucca Comics 2016 ha presentato il progetto Oilrobots – Futuro Anteriore, dove elementi dell’iconografia delle serie animate giapponesi degli anni 70-80
si accostano allo stile e alle atmosfere della tradizione pittorica dei Macchiaioli Toscani.

Nell’Aprile del 2019 ha iniziato la sua collaborazione con ArteAtelier (Milano) diventando, rapidamente, uno degli artisti più affermati sulla scena contemporanea italiana.

Il 19 ottobre 2019 “taglio del nastro” della personale di Fabrizio Spadini “FUTURO ANTERIORE”.
Grazie alla collaborazione tra Soave Arte Moderna e Contemporanea di Alessandria, che con questa mostra inaugura la stagione espositiva 2019/2020 e ArteAtelier di Milano,
che con la sua figura di riferimento, Alessio Calestani, produce e cura questa mostra.

Così Fabrizio Spadini esordisce in una location lussuosa con un importante eco nazionale e grandi risultati. 

ROMICS

Mentre nell’aprile del 2022 durante la famosa fiera del fumetto di Roma, Romics, è stato disposto uno stand in collaborazione con ArteAtelier,
contenente alcune delle opere dell’artista trasformate in animazioni.

Clicca qui per vedere il video dell’evento.

Le opere proposte da ArteAtelier


Christo

Christo

Christo

Christo

Christo è il nome d’arte dello scultore bulgaro Christo Javachev (Gabrovo 1935 – New York 2020).

la biografia

Le opere di Christo

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Christo
considerato uno dei più significativi esponenti della land art

Christo è il nome d’arte dello scultore bulgaro Christo Javachev (Gabrovo 1935 – New York 2020). Ha studiato a Sofia, a Praga e a Vienna.
Giunto a Parigi nel 1958, si è legato al gruppo del Nouveau réalisme; nel 1964 si è trasferito a New York. In sodalizio con la moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon (1935-2009),
è considerato uno dei più significativi esponenti della land art ed è noto in particolare per i suoi progetti ed esecuzioni di “impacchettamenti” di celebri edifici pubblici come:
un grattacielo di Manhattan, la fontana della piazza principale di Spoleto, il monumento a Vittorio Emanuele II a Milano, Porta Pinciana a Roma, Pont Neuf a Parigi, il Reichstag di Berlino e di scenarî naturali come: Wrapped Cost, Little Bay, Sidney, Valley Curtain, Colorado, Running Fence, California, Surrounded Islands, Miami, The Gates, Central Park, New York.
Nel 2011 ha ottenuto, dopo decenni di attesa, l’autorizzazione per realizzare l’ambiziosa opera di copertura dell’Arkansas River, nelle Rocky Mountains (Colorado).

Il progetto, che avrebbe dovuto essere ultimato entro l’agosto 2014 ma che ha subìto numerose interruzioni per controversie legali, prevede l’allestimento nell’area di cavi e pali a sostegno di una struttura di tende argentate, per una lunghezza totale di 62 km.
Nel 2016 l’artista ha progettato sul Lago d’Iseo The floating piers, installazione consistente in un pontile provvisorio che per 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio 2016, ha collegato Sulzano alle isole di Montisola e San Paolo, richiamando oltre un milione di visitatori, mentre dal 19 giugno al 9 settembre 2018 C. ha allestito nel lago Serpentine di Hyde Park a Londra The London Mastaba, struttura galleggiante di grandi dimensioni composta da 7506 barili colorati poggianti su una piattaforma di cubetti di plastica.
Nel 2021 è stata realizzata postuma l’opera ideata dall’artista negli anni Sessanta di rivestimento dell’Arco di Trionfo a Parigi.

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Lucio Fontana

Lucio Fontana

Lucio Fontana

Lucio Fontana

Lucio Fontana nasce in Argentina il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa Fé.

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Le opere di Lucio Fontana

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Lucio Fontana
Interrompe gli studi e parte per il fronte come volontario, ma la sua guerra dura poco

CHI E’LUCIO FONTANA?

nasce in Argentina il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa Fé. Il padre Luigi, italiano, in Argentina da una decina d’anni, è scultore e la madre, Lucia Bottino, di origine italiana, è attrice di teatro. A sei anni si stabilisce con la famiglia a Milano, dove, nel 1914, incomincia gli studi alla Scuola dei maestri edili dell’Istituto Tecnico “Carlo Cattaneo”. Interrompe gli studi e parte per il fronte come volontario, ma la sua guerra dura poco: viene ferito e presto giungono il congedo ed una medaglia al valor militare.

Nel 1927 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera e segue i corsi di Adolfo Wildt. Si diploma all’Accademia di Brera nel 1930, e comincia a partecipare regolarmente alle esposizioni. Nel 1934 Fontana entra in contatto con l’ambiente dell’astrattismo lombardo legati alla galleria milanese “Il Milione”. L’anno dopo, si lega al gruppo parigino “Abstraction-Création”. Alterna opere astratte, come le tavolette graffite o le sculture in ferro filiformi, con le ceramiche “barocche”, che realizza presso le fornaci di Albisola e Sèvres. Nel 1939 prende parte alla “Seconda mostra di Corrente”.

Lucio torna a Buenos Aires nel 1940, dove frequenta i gruppi d’avanguardia e partecipa alla stesura del “Manifesto Blanco” (1946), che segna la nascita dello “Spazialismo”. Nel 1946 è di nuovo in Italia. Qui riunisce subito attorno a sé numerosi artisti e pubblica il “Primo Manifesto dello Spazialismo”. Il 1948 vede l’uscita del “Secondo Manifesto dello Spazialismo”. Nel 1949 espone alla Galleria del Naviglio “L’ambiente spaziale a luce nera” suscitando al tempo stesso grande entusiasmo e scalpore. Nello stesso anno nasce la sua invenzione più originale quando, forse spinto dalla sua origine di scultore, alla ricerca di una terza dimensione realizza i primi quadri forando le tele.

Nel 1950 esce il “Terzo manifesto spaziale. Proposta per un regolamento”. L’anno successicvo alla IXº Triennale, dove per primo usa il neon come forma d’arte, legge il suo “Manifesto tecnico dello Spazialismo”. Firma poi con altri artisti il “Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione”, ed espone in modo compiuto le sue opere spaziali alla Galleria del Naviglio di Milano. Scatenando di nuovo entusiasmo e sgomento, oltre a forarle, Fontana dipinge ora le tele, vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages, payettes, gesso, sabbia, frammenti di vetro. E’ ormai noto e apprezzato anche all’estero.

Sul finire del 1958 realizza le prime opere con i “tagli”, che riproporrà nel 1959 su tela, con il titolo “Concetto spaziale”. Del 1959 sono anche le sculture in bronzo “Natura”. Negli anni 60, parallelamente alle tele con i tagli, avvia il ciclo di tele con i cosiddetti “Crateri”, squarci prodotti nella tela, spalmata di colore ad olio. Mentre il 1962 tocca ai “Metalli”, lastre di ottone o acciaio squarciate.

L’anno successivo, ovvero nel 1963 appare la notissima serie della “Fine di Dio”, grandi tele ovali verticali monocrome, recanti squarci. Nel 1964 è la volta dei cosiddetti “Teatrini”, tele con buchi, incorniciate da bordi sagomati in legno che simulano una quinta teatrale. Rientrano nell’intensa attività espositiva di questi anni, la retrospettiva del Walker Art Center di Minneapolis e il Gran Premio per la pittura della Biennale di Venezia, entrambi del 1966. Dell’anno seguente sono le “Ellissi”, le sculture in metallo verniciato e le scenografie del Ritratto di Don Chisciotte per la Scala di Milano.

Poco dopo essersi trasferito a Comabbio, in provincia di Varese, dove restaura la vecchia casa di famiglia e installa il suo nuovo studio, Lucio Fontana muore il 7 settembre 1968. Nel 1982 Teresita Rasini Fontana, moglie dell’artista dà vita alla Fondazione Lucio Fontana. Ancora oggi la Fondazione costituisce una delle iniziative meglio gestite nel campo della valorizzazione e della tutela del lavoro di un artista. La presenza di opere di Lucio Fontana nelle collezioni permanenti di più di cento musei di tutto il mondo sono un’ulteriore conferma dell’importanza della sua arte.

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Max Bill

Max Bill

Max Bill

Max Bill

Winterthur, 22 dicembre 1908 – Berlino, 9 dicembre 1994
Questo autore riunisce in sé l’intero campo delle arti visive.

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Le opere di Max Bill

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Max Bill
architetto, pittore, scultore, designer e grafico svizzero

CHI E’ MAX BILL?

Max Bill
Winterthur, 22 dicembre 1908 – Berlino, 9 dicembre 1994
è stato un architetto, pittore, scultore, designer e grafico svizzero.

Ciò che sorprende nell’opera di Max Bill è senza dubbio la estrema poliedricità delle sue attività artistiche. Questo autore riunisce in sé l’intero campo delle arti visive essendo architetto, designer, pittore scultore e grafico, nonché teorico delle varie forme d’arte a cui contribuì. Un vero crocevia, un genio multiforme, delle arti del XX secolo.

La sua formazione iniziò come argentiere nella scuola di arti applicate di Zurigo. Ma presto, nel 1927, venne attirato da quello straordinario fenomeno culturale che fu il Bauhaus nella sede di Dessau. In questo ambito fu allievo di artisti di massimo livello tra cui Vasily Kandinsky, Paul Klee e Walter Gropius. Nel 1929 aprì l’attività di architetto a Zurigo. Nel 1931 sposò Bina Spoerri, con la quale condivise le future esperienze. Negli anni successivi ebbe incontri con i maggiori artisti dell’epoca. Dal 1932 al 1936 Bill fu membro del gruppo parigino Abstraction-Création nella cui galleria espose per la prima volta nel 1933.

Nel 1937 partecipò al V CIAM (Congrès Internationaux d’Architecture Moderne). In quell’anno aderì ad Allianz, unione dei moderni artisti svizzeri. Dagli anni quaranta e soprattutto nel dopoguerra, Bill diventò una delle maggiori figure di riferimento in Svizzera per l’arte contemporanea, assumendo diversi incarichi istituzionali, nazionali e internazionali. Si ricorda che tra le altre cose egli fu membro della commissione elvetica per l’arte dal 1961 al 1969, o membro del consiglio nazionale svizzero 1967 al 1971.

Nella lunga carriera Max Bill ebbe continui contatti con i maggiori artisti del suo secolo, rappresentando l’arte svizzera ai più alti livelli. Tra gli architetti e gli artisti con cui scambiò contatti, oltre ai maestri suddetti, si possono ricordare: Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, Charles Eames, Piet Mondrian, Georges Vantongerloo, Hans Arp, Max Ernst e altri ancora.

Max Bill fu anche profondamente impegnato nella didattica e assai ampia è stata la sua influenza sulle successive generazioni. La didattica iniziò dal 1948, tenendo alcuni corsi all’Istituto Tecnico Superiore a Darmstadt. Nel 1951 fu cofondatore dell’Istituto Superiore per la progettazione “Hochschule für Gestaltung” a Ulma (HfG Ulm), con Inge Scholl, Otl Aicher, e Hans Werner Richter diventandone il rettore. Fu anche il direttore delle sezioni architettura e forma-prodotto. L’impresa si pose sin dall’inizio come naturale prosecuzione ed evoluzione dei principi del Bauhaus. Questo istituto, il più innovativo di quegli anni, ebbe una enorme influenza nel campo dell’Industrial Design, tanto da creare una tendenza nota come scuola di Ulm. Nel 1957 Bill abbandonò la scuola perché non ne condivideva più le linee guida, come spiegò dettagliatamente lui stesso. Dal 1967 al 1974 assunse la cattedra di progettazione ambientale all’Istituto superiore delle arti figurative di Amburgo.

Numerosi furono i riconoscimenti che gli furono attribuiti negli anni. Tra i molti si possono citare: Gran Premio alla Triennale di Milano 1951, membro onorario dell’American Institute of Architects nel 1964, membro del Consiglio Nazionale Svizzero 1967-1971, membro dell’Accademia delle Arti, Berlino 1972, consigliere onorario dell’Unione Internazionale delle Arti Decorative (UNESCO) 1973, laurea honoris causa in Ingegneria dell’Università di Stoccarda 1979, premio Marconi per arte e scienza, Bologna 1988, premio imperiale in Giappone 1993, laurea honoris causa in scienze tecniche dell’Istituto Tecnico Superiore Elvetico, Zurigo 1994.

Negli anni settanta e ottanta Max Bill si dedicò principalmente all’arte. Morì nel 1994 all’età di 86 anni.

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Giorgio Griffa

Giorgio Griffa

Giorgio Griffa

Giorgio Griffa

Giorgio Griffa nasce a Torino il 29 marzo 1936, nonostante inizi a dipingere già giovanissimo prediligendo opere figurative.

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Le opere di Giorgio Griffa

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Giorgio Griffa
Dagli anni 60 però la sua passione per l’arte prende il sopravvento

CHI E’ GIORGIO GRIFFA?

Giorgio Griffa nasce a Torino il 29 marzo 1936, nonostante inizi a dipingere già giovanissimo prediligendo opere figurative,
decide di seguire studi classici e nel 1958 consegue la laurea in giurisprudenza e comincia ad esercitare la professione di avvocato.

Dagli anni 60 però la sua passione per l’arte prende il sopravvento e dal 1960 al 1963 è allievo di Filippo Scroppo,
pittore astratto nonché docente all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, collaboratore di Felice Casorati e membro del Movimento Arte Concreta o MAC.
Tuttavia solo a metà degli anni 60 nei quadri figurativi di Griffa iniziano a comparire elementi astratti che sanciscono l’avvio di quelle riflessioni sullo statuto della pittura,
sugli strumenti del dipingere e sulla posizione dell’artista che porteranno al ciclo dei “Segni Primari” con cui ha inizio l’impronta inconfondibile del suo percorso artistico.

Nel 1968 abbandona definitivamente la pittura figurativa e inizia a portare sulla tela quei segni elementari che caratterizzano ancora oggi il suo lavoro.
Dipinge principalmente con colori acrilici su tela grezza (iuta, canapa, cotone e lino) non preparata, né montata su telaio.
Le sue tele vengono poi fissate direttamente alla parete con una serie di piccoli chiodi lungo il loro bordo superiore.
Una particolarità di questi supporti è che quando l’opera non è esposta e viene ripiegata, si formano pieghe che creano una “griglia” che soggiace alla pitture divenendo parte integrante dell’opera stessa.

Giorgio Griffa inizia l’attività espositiva in Italia nel 1968 e nel 1970 espone già nelle gallerie di New York e Parigi.
Ha tenuto più di 150 mostre personali, e partecipato a una lunga serie di mostre collettive, esponendo in spazi pubblici e privati, italiani e stranieri.

Sviluppo della pittura

La pittura di Griffa si è sviluppata e articolata negli anni dando vita a una serie di otto cicli pittorici:

1) Segni Primari, inizia alla fine del 1967. Dopo alcune tele monocrome in cui il colore non è steso su tutta la superficie del quadro, le stesure di colore sono sostituite dal ripetersi sulla tela di un medesimo segno, sempre lo stesso e sempre diverso per via delle imperfezioni della mano.

2) Connessioni o Contaminazioni, i segni differenti iniziano a dialogare fra di loro. Da una società di segni si passa alla convivenza di diverse società di segni sulla stessa tela; segni orizzontali e segni verticali, segni larghi e segni sottili.

3) Frammenti, in questo ciclo che inizia alla fine degli anni ’70 le diverse tele sono tagliate in piccoli frammenti irregolari, sui quali viene posata la pittura.I frammenti vengono disseminati nello spazio. Sono le stesse tele a divenire immagini e figure, unitamente alla pittura che esse contengono.

4) Segno e Campo, convivenza del segno che disegna e del colore che colora: segno e campo. Semplicemente l’introduzione, accanto al divenire dei segni, di momenti di pausa e di variazione del divenire portati dalle campiture di colore.

5) Tre Linee con Arabesco, All’inizio degli anni ’90 si pone la questione di costituire una nuova compagine sociale in cui i soggetti siano le opere stesse, di modo che alla convivenza delle varie sequenze di segni si accompagni la sequenza dei lavori. Ogni opera porta un numero, che non è un elemento decorativo aggiunto, ma sta a indicare la posizione di quell’opera all’interno del ciclo.

6) Numerazioni, il numero mira a dare un’informazione sul divenire della singola opera. I numeri indicano in questo caso l’ordine con cui i vari segni o colori vengono depositati su quella tela

7) Alter Ego, i lavori di questo ciclo si riferiscono a memorie specifiche nell’ambito della pittura. Di fatto inizia nel 1979 con un trittico intitolato significativamente “Riflessione” le cui tre grandi tele sono dedicate a Matisse, Klee e Yves Klein. Tuttavia troverà solo dopo il 2000 il titolo Alter Ego

8) Sezione Aurea, nei primi anni 2000 l’attenzione di Griffa si posa sull’aspetto matematico della sezione aurea. Il rapporto aureo produce un numero che non finisce mai, procede per sempre, senza fine, sino alla fine dei secoli. È una straordinaria metafora del compito lasciato alle arti: conoscere l’inconoscibile, dire l’indicibile.

Le opere proposte da ArteAtelier